Cos’è il Digital Markets Act?
Il Digital Markets Act (DMA) è una regolamentazione europea in vigore dal novembre 2022, pienamente applicabile dal marzo 2024, che affronta le preoccupazioni antitrust legate alle grandi piattaforme tecnologiche, i cosiddetti “gatekeeper”, che controllano una vasta quantità di attività online ed elaborano enormi volumi di dati degli utenti.

Il DMA è stato proposto dalla Commissione Europea insieme al Digital Services Act (DSA) come parte del Digital Services Package. A differenza del DMA, che regola la concorrenza tra grandi piattaforme, il DSA mira a prevenire e contrastare le attività illegali e dannose online, proteggere i diritti fondamentali degli utenti e creare un ambiente digitale equo.
Chi sono i gatekeeper?
La Commissione Europea identifica i gatekeeper come le aziende che giocano un ruolo cruciale nell’ecosistema digitale, agendo da intermediari chiave. La designazione deriva da criteri precisi: le aziende devono
- Aver totalizzato nei tre anni precedenti un fatturato annuo minimo di 7,5 miliardi di euro nell’UE, oppure avere un valore di mercato di almeno 75 miliardi di euro;
- Avere almeno 45 milioni di utenti finali mensili e almeno 10.000 utenti commerciali stabiliti nell’Unione;
- Controllare uno o più servizi di piattaforma di base in almeno tre Stati membri;
- Avere una forte posizione economica e un impatto significativo sul mercato interno;
- Fornire un servizio di piattaforma di base che sia un importante punto di accesso per gli utenti commerciali;
- Avere una posizione consolidata e duratura sul mercato, oggi o nel prossimo futuro.
A oggi la Commissione ha designato formalmente sette gatekeeper, che coprono 23 servizi di piattaforma di base:
- Alphabet (Google Search, YouTube, Android, Google Play, Google Maps, Google Shopping, Chrome, servizio pubblicitario)
- Amazon (Marketplace, Amazon Advertising)
- Apple (App Store, iOS, Safari, iPadOS)
- ByteDance (TikTok)
- Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Meta Ads)
- Microsoft (LinkedIn, Windows PC OS)
- Booking Holdings (Booking.com), aggiunta ai gatekeeper nel 2024
Il DMA non guarda alla “Big Tech” come marchio generico, ma al singolo servizio che funziona da collo di bottiglia per il mercato: la stessa azienda può essere gatekeeper per alcuni servizi e non per altri.
Cosa sono i servizi di piattaforma di base?
Sono i servizi online che costituiscono un importante punto di accesso per gli utenti. Il regolamento ne elenca diverse categorie: servizi di intermediazione online (mercati, negozi di applicazioni, prenotazioni di alloggi e trasporti), motori di ricerca, sistemi operativi, cloud computing, condivisione di video, comunicazione elettronica, social network, e servizi pubblicitari collegati a uno o più di questi.
Quali sono gli obiettivi del Digital Markets Act?
Il DMA mira a incidere sulla concorrenza, assicurando equità e trasparenza da parte dei gatekeeper, applicando restrizioni a motori di ricerca, servizi cloud, social network, piattaforme di condivisione video, reti pubblicitarie online e altri servizi gestiti da grandi imprese digitali. Uno degli obiettivi principali è “livellare il campo di gioco” per le imprese più piccole, fornendo al contempo maggiori protezioni per i diritti degli utenti e i loro dati. In sintesi, punta a:
- Garantire l’assenza di barriere di ingresso (contestability) per tutti i servizi online;
- Combattere gli abusi di mercato delle grandi piattaforme digitali;
- Stimolare innovazione e concorrenza nei mercati digitali;
- Colmare il vuoto normativo che mette a rischio i dati e la privacy degli utenti;
- Creare uno spazio economico più equo per le imprese europee;
- Favorire una suddivisione più equilibrata di valore e utili tra le imprese dell’economia digitale.
Cosa comporta la normativa: blacklist e whitelist
Per regolamentare i gatekeeper, il DMA introduce una lista di divieti (blacklist) e una lista di obblighi (whitelist), per prevenire comportamenti commerciali scorretti e incentivare pratiche leali tra i principali operatori digitali.
Blacklist: i divieti dei gatekeeper
Tra le pratiche vietate: usare la posizione dominante per escludere concorrenti, promuovere indebitamente i propri prodotti a danno di quelli dei concorrenti (self-preferencing), rifiutare ingiustificatamente di condividere dati con terze parti, creare barriere all’interoperabilità e alla portabilità dei dati, acquisire o controllare imprese concorrenti senza l’approvazione delle autorità competenti, imporre restrizioni che limitano la libertà di utenti commerciali e finali di usare prodotti o servizi di terze parti, e combinare dati personali raccolti dai propri servizi con quelli di altre fonti senza consenso esplicito.
Whitelist: gli obblighi dei gatekeeper
Tra gli obblighi: permettere la disinstallazione di applicazioni preinstallate, garantire l’accesso a servizi di piattaforma base tramite soluzioni di terze parti, dare agli utenti il diritto di interrompere la raccolta dei propri dati, offrire condizioni uniformi ai clienti dentro e fuori le proprie piattaforme, permettere alle imprese di accedere e utilizzare i dati generati sulle piattaforme, promuovere servizi al di fuori di esse, usare sistemi di pagamento e identificazione alternativi, concludere contratti direttamente con i clienti, e garantire funzionalità per interoperabilità e portabilità dei dati.
Cosa è già successo: le prime sanzioni del DMA
Il DMA non è rimasto sulla carta. Nell’aprile 2025 la Commissione Europea ha comminato le prime due sanzioni della sua storia:
| Azienda | Sanzione | Motivo |
|---|---|---|
| Apple | 500 milioni di euro | Regole anti-steering: restrizioni che impedivano agli sviluppatori di informare gli utenti su offerte più convenienti fuori dall’App Store |
| Meta | 200 milioni di euro | Modello pubblicitario “consenti o paga“, giudicato privo di una vera alternativa equivalente con minore uso dei dati personali |
In caso di violazioni, il DMA prevede multe fino al 10% del fatturato globale annuo dell’azienda, che salgono al 20% in caso di recidiva, oltre a possibili sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero per l’inadempienza continuata. Nei casi di violazione sistematica, la Commissione può imporre rimedi strutturali, fino alla cessione di parti dell’attività aziendale. Un caso relativo all’auto-preferenza di Google su Shopping e Maps resta aperto.
Cosa dice la revisione 2026 del DMA?
Il 28 aprile 2026 la Commissione ha pubblicato la prima relazione ufficiale di revisione del DMA, concludendo che il regolamento è “adatto allo scopo” e non richiede, per ora, una revisione legislativa. Il rapporto segnala effetti positivi già misurabili, come i cambiamenti nella quota di mercato dei browser dopo l’introduzione delle schermate di scelta previste dall’art. 6, par. 3.
La Commissione ha inoltre aperto indagini di mercato per valutare se servizi cloud come AWS e Azure debbano essere designati come gatekeeper: dopo essersi concentrato su app store, motori di ricerca, social network e sistemi operativi, il DMA sta iniziando a guardare anche alle infrastrutture cloud e, in prospettiva, ai servizi di intelligenza artificiale che potrebbero diventare i nuovi punti di accesso obbligati al mondo digitale.
Per il testo integrale del regolamento: Digital Markets Act, Regolamento (UE) 2022/1925.