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Digital Markets Act: gatekeeper, sanzioni e novità 2026

Immagine autore: Matilde Visentin

Matilde Visentin

Head of SEO

Aggiornato il 21 luglio 2026

Lettura 6 min

Digital market act

Le regole che l’Unione Europea ha scritto per le grandi piattaforme tecnologiche non sono più solo teoria: nel 2025 sono arrivate le prime multe vere.

Il Digital Markets Act regola i “gatekeeper”, le grandi piattaforme che controllano l’accesso ai mercati digitali, oggi sette aziende, da Alphabet a Booking Holdings, imponendo loro divieti precisi e obblighi di trasparenza. Nell’aprile 2025 Apple e Meta hanno ricevuto le prime sanzioni della storia del regolamento (500 e 200 milioni di euro), e la revisione ufficiale del 2026 mostra che la Commissione sta già guardando oltre, verso cloud e intelligenza artificiale.

In breve

Il Digital Markets Act regola le grandi piattaforme tecnologiche designate come “gatekeeper” (oggi 7: Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta, Microsoft e, dal 2024, Booking Holdings), imponendo loro una blacklist di pratiche vietate e una whitelist di obblighi per garantire concorrenza ed equità nei mercati digitali. Non è rimasto solo sulla carta: nell’aprile 2025 Apple e Meta hanno ricevuto le prime sanzioni della storia del regolamento, rispettivamente 500 e 200 milioni di euro. La revisione ufficiale del 2026 conferma che il DMA funziona e si sta espandendo verso cloud e intelligenza artificiale.

Indice

Cos’è il Digital Markets Act?

Il Digital Markets Act (DMA) è una regolamentazione europea in vigore dal novembre 2022, pienamente applicabile dal marzo 2024, che affronta le preoccupazioni antitrust legate alle grandi piattaforme tecnologiche, i cosiddetti “gatekeeper”, che controllano una vasta quantità di attività online ed elaborano enormi volumi di dati degli utenti.

Infografica Digital Markets Act

Il DMA è stato proposto dalla Commissione Europea insieme al Digital Services Act (DSA) come parte del Digital Services Package. A differenza del DMA, che regola la concorrenza tra grandi piattaforme, il DSA mira a prevenire e contrastare le attività illegali e dannose online, proteggere i diritti fondamentali degli utenti e creare un ambiente digitale equo.

Chi sono i gatekeeper?

La Commissione Europea identifica i gatekeeper come le aziende che giocano un ruolo cruciale nell’ecosistema digitale, agendo da intermediari chiave. La designazione deriva da criteri precisi: le aziende devono

  • Aver totalizzato nei tre anni precedenti un fatturato annuo minimo di 7,5 miliardi di euro nell’UE, oppure avere un valore di mercato di almeno 75 miliardi di euro;
  • Avere almeno 45 milioni di utenti finali mensili e almeno 10.000 utenti commerciali stabiliti nell’Unione;
  • Controllare uno o più servizi di piattaforma di base in almeno tre Stati membri;
  • Avere una forte posizione economica e un impatto significativo sul mercato interno;
  • Fornire un servizio di piattaforma di base che sia un importante punto di accesso per gli utenti commerciali;
  • Avere una posizione consolidata e duratura sul mercato, oggi o nel prossimo futuro.

A oggi la Commissione ha designato formalmente sette gatekeeper, che coprono 23 servizi di piattaforma di base:

  • Alphabet (Google Search, YouTube, Android, Google Play, Google Maps, Google Shopping, Chrome, servizio pubblicitario)
  • Amazon (Marketplace, Amazon Advertising)
  • Apple (App Store, iOS, Safari, iPadOS)
  • ByteDance (TikTok)
  • Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger, Meta Ads)
  • Microsoft (LinkedIn, Windows PC OS)
  • Booking Holdings (Booking.com), aggiunta ai gatekeeper nel 2024

Il DMA non guarda alla “Big Tech” come marchio generico, ma al singolo servizio che funziona da collo di bottiglia per il mercato: la stessa azienda può essere gatekeeper per alcuni servizi e non per altri.

Cosa sono i servizi di piattaforma di base?

Sono i servizi online che costituiscono un importante punto di accesso per gli utenti. Il regolamento ne elenca diverse categorie: servizi di intermediazione online (mercati, negozi di applicazioni, prenotazioni di alloggi e trasporti), motori di ricerca, sistemi operativi, cloud computing, condivisione di video, comunicazione elettronica, social network, e servizi pubblicitari collegati a uno o più di questi.

Quali sono gli obiettivi del Digital Markets Act?

Il DMA mira a incidere sulla concorrenza, assicurando equità e trasparenza da parte dei gatekeeper, applicando restrizioni a motori di ricerca, servizi cloud, social network, piattaforme di condivisione video, reti pubblicitarie online e altri servizi gestiti da grandi imprese digitali. Uno degli obiettivi principali è “livellare il campo di gioco” per le imprese più piccole, fornendo al contempo maggiori protezioni per i diritti degli utenti e i loro dati. In sintesi, punta a:

  • Garantire l’assenza di barriere di ingresso (contestability) per tutti i servizi online;
  • Combattere gli abusi di mercato delle grandi piattaforme digitali;
  • Stimolare innovazione e concorrenza nei mercati digitali;
  • Colmare il vuoto normativo che mette a rischio i dati e la privacy degli utenti;
  • Creare uno spazio economico più equo per le imprese europee;
  • Favorire una suddivisione più equilibrata di valore e utili tra le imprese dell’economia digitale.

Cosa comporta la normativa: blacklist e whitelist

Per regolamentare i gatekeeper, il DMA introduce una lista di divieti (blacklist) e una lista di obblighi (whitelist), per prevenire comportamenti commerciali scorretti e incentivare pratiche leali tra i principali operatori digitali.

Blacklist: i divieti dei gatekeeper

Tra le pratiche vietate: usare la posizione dominante per escludere concorrenti, promuovere indebitamente i propri prodotti a danno di quelli dei concorrenti (self-preferencing), rifiutare ingiustificatamente di condividere dati con terze parti, creare barriere all’interoperabilità e alla portabilità dei dati, acquisire o controllare imprese concorrenti senza l’approvazione delle autorità competenti, imporre restrizioni che limitano la libertà di utenti commerciali e finali di usare prodotti o servizi di terze parti, e combinare dati personali raccolti dai propri servizi con quelli di altre fonti senza consenso esplicito.

Whitelist: gli obblighi dei gatekeeper

Tra gli obblighi: permettere la disinstallazione di applicazioni preinstallate, garantire l’accesso a servizi di piattaforma base tramite soluzioni di terze parti, dare agli utenti il diritto di interrompere la raccolta dei propri dati, offrire condizioni uniformi ai clienti dentro e fuori le proprie piattaforme, permettere alle imprese di accedere e utilizzare i dati generati sulle piattaforme, promuovere servizi al di fuori di esse, usare sistemi di pagamento e identificazione alternativi, concludere contratti direttamente con i clienti, e garantire funzionalità per interoperabilità e portabilità dei dati.

Cosa è già successo: le prime sanzioni del DMA

Il DMA non è rimasto sulla carta. Nell’aprile 2025 la Commissione Europea ha comminato le prime due sanzioni della sua storia:

AziendaSanzioneMotivo
Apple500 milioni di euroRegole anti-steering: restrizioni che impedivano agli sviluppatori di informare gli utenti su offerte più convenienti fuori dall’App Store
Meta200 milioni di euroModello pubblicitario “consenti o paga“, giudicato privo di una vera alternativa equivalente con minore uso dei dati personali

In caso di violazioni, il DMA prevede multe fino al 10% del fatturato globale annuo dell’azienda, che salgono al 20% in caso di recidiva, oltre a possibili sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato medio giornaliero per l’inadempienza continuata. Nei casi di violazione sistematica, la Commissione può imporre rimedi strutturali, fino alla cessione di parti dell’attività aziendale. Un caso relativo all’auto-preferenza di Google su Shopping e Maps resta aperto.

Cosa dice la revisione 2026 del DMA?

Il 28 aprile 2026 la Commissione ha pubblicato la prima relazione ufficiale di revisione del DMA, concludendo che il regolamento è “adatto allo scopo” e non richiede, per ora, una revisione legislativa. Il rapporto segnala effetti positivi già misurabili, come i cambiamenti nella quota di mercato dei browser dopo l’introduzione delle schermate di scelta previste dall’art. 6, par. 3.

La Commissione ha inoltre aperto indagini di mercato per valutare se servizi cloud come AWS e Azure debbano essere designati come gatekeeper: dopo essersi concentrato su app store, motori di ricerca, social network e sistemi operativi, il DMA sta iniziando a guardare anche alle infrastrutture cloud e, in prospettiva, ai servizi di intelligenza artificiale che potrebbero diventare i nuovi punti di accesso obbligati al mondo digitale.

Per il testo integrale del regolamento: Digital Markets Act, Regolamento (UE) 2022/1925.

In sintesi

  • I gatekeeper designati sono oggi 7: Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta, Microsoft e Booking Holdings (dal 2024).

  • Il DMA impone una blacklist di pratiche vietate (self-preferencing, uso improprio dei dati) e una whitelist di obblighi (interoperabilità, portabilità dei dati).

  • Le prime sanzioni sono arrivate nell’aprile 2025: Apple 500 milioni di euro, Meta 200 milioni.

  • Le multe possono arrivare fino al 10% del fatturato globale, 20% in caso di recidiva.

  • La revisione 2026 conferma il DMA “adatto allo scopo” e apre indagini su AWS e Azure come possibili gatekeeper cloud

Domande frequenti

Quali aziende sono attualmente designate come gatekeeper?

Sette: Alphabet, Amazon, Apple, ByteDance, Meta, Microsoft e, dal 2024, Booking Holdings, per un totale di 23 servizi di piattaforma di base coperti.

Il DMA riguarda anche le piccole aziende?

Il DMA si applica direttamente solo ai gatekeeper designati, ma le imprese più piccole che dipendono dalle loro piattaforme (venditori su marketplace, sviluppatori di app, inserzionisti) beneficiano degli obblighi di apertura e trasparenza imposti ai gatekeeper.

Sono già state comminate sanzioni ai sensi del DMA?

Sì: nell’aprile 2025 la Commissione ha multato Apple per 500 milioni di euro e Meta per 200 milioni, le prime sanzioni nella storia del regolamento.

Qual è la differenza tra DMA e DSA?

Il DMA regola la concorrenza tra le grandi piattaforme designate come gatekeeper; il Digital Services Act (DSA) si occupa più in generale di contenuti illegali online e tutela dei diritti degli utenti su tutti i servizi digitali.

Il DMA si applica anche a cloud e intelligenza artificiale?

Non ancora formalmente, ma la Commissione ha aperto indagini di mercato su AWS e Azure per valutare una possibile designazione come gatekeeper, e il rapporto di revisione 2026 indica cloud e AI come prossime aree di attenzione.

Cosa rischia un'azienda gatekeeper che non rispetta il DMA?

Sanzioni fino al 10% del fatturato globale annuo (20% in caso di recidiva), sanzioni periodiche fino al 5% del fatturato giornaliero, e nei casi più gravi rimedi strutturali fino alla cessione di parti dell’attività.

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L'autore di questo post

Matilde Visentin

Head of SEO
Matilde Visentin è Head of SEO presso Jump Group, dove guida la strategia SEO e coordina progetti complessi per ottimizzare la visibilità online dei clienti. Grazie alla sua vasta esperienza nel campo del search engine optimization, Matilde è una figura di riferimento per la crescita organica delle aziende. La sua passione per l’analisi dei dati e l’innovazione digitale la spinge a esplorare costantemente le nuove tendenze del settore. Inoltre, è autrice di articoli per Avacy CMP, condividendo il suo know-how con la community professionale.

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